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Hugh Grant e Sandra Bullock - Intervista ai protagonisti di "Two weeks Notice"

24 gennaio 2003
Valerio Salvi
filmup.leonardo.it


La nuova commedia brillante della Warner Bros vede come protagoniste due tra le star con il maggior appeal sul pubblico: Sandra Bullock e Hugh Grant. La simpatia di Sandra e l'ironia di Hugh animano subito il nostro incontro. La Bullock, come produttrice, ha infatti seguito ogni aspetto del film sin dalla sceneggiatura.
"Volevo girare a New York, anche se sicuramente è più costoso, perché dopo l'undici settembre volevo riproporre lo skyline ed il suo lato positivo la sua bellezza, il tutto con il dovuto rispetto, così la scelta è caduta sull'East-Side; di solito in tutti i film si vede West-Side, per via delle torri, noi abbiamo dato un'impronta diversa, anche con le carrellate dall'alto."
Uno sforzo notevole, come ammette lei stessa, che l'ha provata particolarmente, ma che considera l'unico modo per ottenere ciò che vuole; la possibilità di ottenere poi la partecipazione di Hugh è stata fondamentale per la buona riuscita.
Io d'altro canto non ho mai amato i produttori - confessa Grant - non li trovo sexy, né gentili, ma nel caso di Sandy il discorso è diverso. Lei ha capito che per farmi rendere al meglio è necessario adularmi incessantemente e coprirmi di regali, ed è quello che ha fatto per tutto il tempo. D'altronde il mio ruolo era molto complesso: un playboy egoista, ricco, viziato e superficiale. Ho seguito l'esempio di Daniel Day Lewis immedesimandomi per tre anni in questo personaggio per poi rendere al meglio nel film. Io ami circondarmi di schiavi così che non debba mai fare nulla da solo, ho persino una signora che mi compra la biancheria intima.
"Si è vero" - conferma la Bullock - "Hugh ama essere blandito, dubito che si farebbe strumentalizzare dalla persona che ama, cosa che io farei d'altro canto. Anche lui comunque mi ha fatto un regalo, una bellissima scacchiera con i pezzi intagliati a mano con forme del Kamasutra con uomini e donne. Purtroppo una parte anatomica maschile tendeva sempre a rompersi e dovevo stare sempre li a rincollarla, era un pò imbarazzante. Comunque chissà che non metteremo questi retroscena sul DVD, di sicuro ci saranno molte scene di nudo!"
Confermo, tantissime scene di nudo integrale, non posso dire di più, sarei censurato. Compratelo!
Oltre a questo potrete finalmente capire perché il pubblico ama le commedie in cui gli uomini vengono salvati dalle donne. In realtà le donne desiderano sia un playboy che un uomo con la "testa a posto", salvandone uno riescono ad appagare entrambi i loro desideri, insomma due piccioni con una fava.
Molti pensano che dovrei tornare a parti più drammatiche, come in "Quel che resta del giorno" o "Maurice", ma a parte in Italia dove tutti mi ricordano perfettamente in quei ruoli, anzi no... una mia fan delle Filippine che scrive regolarmente al mio fanclub dice che "Maurice" è il mio ruolo migliore, ma probabilmente "Maurice" è uscito il mese scorso nelle Filippine, dicevo... si, nei ruoli drammatici nessuno mi notava, mentre in quelli brillanti, beh... Diciamo che probabilmente sono noioso quando sono drammatico; all'università abbiamo fatto un "Amleto", ma visto che non c'erano i costumi abbiamo usato dei pigiami stile Star Trek con un esito finale abbastanza grottesco. Comunque il mio credo è il seguente: prendi un ruolo ed interpretalo per cinque anni di seguito, poi cambia, quindi prima ero l'ingenuo romantico, ora faccio il ricco bastardo, ho iniziato con "About a boy", andrò avanti un pò e poi cambio.
"In effetti la politica di Hugh mi sembra veramente efficace, forse dovrei seguirla anch'io. A me piacciono le sfide, cerco sempre di fare quello che gli altri dicono che non posso fare. All'estero mi vedono principalmente come una protagonista di commedie, ma giro anche altre cose che magari non vanno sul mercato per l'esportazione. Comunque nelle commedie cerco quanto meno di dare risalto alle parti femminili come si faceva negli anni settanta. In questo momento mi sento più produttrice che attrice ed in questo tipo di "business" essere donna non facilita di certo."
Salutiamo quindi i nostri due protagonisti con una riflessione sugli Oscar: non vince mai l'attore, vince il ruolo. Di attori bravi ce ne sono tanti, di ruoli efficaci, pochi!